Mentre entravo nel distinto ascensore in legno massello che mi riconduceva alla mia scrivania dopo una pausa-pranzo lampo, ho pensato che fosse infine giunta l’ora di spendere qualche parola sul mio luogo di lavoro e sui personaggi che lo popolano. Cosi’, badando che il mio cappuccino take-away non mi bruciasse le dita, rischiando poi di rovinarmi la signorile postura costruita in perfetta corrispondenza con il ticchettare dei miei stivali sul marmo, mentre ero impegnata in tutte queste attivita’ di alto concetto, dicevo, ho cominciato a elaborare la descrizione dell’Ambiente Rarefatto.
Sarebbe infatti difficile definire diversamente l’atmosfera del N.C., specialmente per chi, come me, ha sempre lavorato in ambienti piuttosto rumorosi e informali. Non pensate male, qui nessuno e’ snob e anzi, la gentilezza e i sorrisi fluiscono in modo naturale e pressoche’ continuo (Lizzie a parte, ma ovunque ci sono eccezioni). La caratteristica rilevante del luogo e’ pero’ il silenzio delicato, interrotto solo da bisbigliati commenti in inglese e da qualche occasionale sospiro. Saranno le porte immense, le nevicate di Washington o forse i vestiti a piegoline, ma una volta nell’edificio si ha l’impressione di muoversi quasi in un ambiente senza peso…e, va da se’, la cosa spinge ad adeguarsi. Oggi pero’ un elemento esterno e’ venuto a turbare questa atmosfera da ultimo girone del Purgatorio prima del Paradiso: l’Uomo Urlatore. Questa entita’ di rosso vestita deve certamente provenire dai piani bassi perche’ pare essere assolutamente incapace di percepire qualsivoglia invito al silenzio. Mentre tutti battono educatamente sui tast del computer, ecco comparire l’infingardo che urla un “Oh nooo!!!” nella costernazione generale. Eccolo quindi sbraitare da un capo all’altro della stanza le sue opinioni poco lusinghiere sul comportamento di una stampante, per poi annidarsi vicino a un armadio per spaventare con il suo brontolio di tuono un’innocua signorina in gonnella con le mani cariche di fotocopie. Spero vivamente che l’Uomo Urlatore venga presto bandito, e a tal proposito potrebbe rivelarsi utile l’altrimenti spaventosa Lizzie.
Non chiedetevi se questo e’ il suo vero nome: ho voluto infatti essere gentile poiche’, con quel naso a patata e quello sguardo diffidente, il suo vero appellativo deve certamente somigliare a qualcosa come Ildebranda. Lizzie risiede nella portineria della suite in cui lavoro. Ella e’ custode, segretaria, manager, ma soprattutto terrificante. Non tentante, presi dalla felice timidezza del primo giorno, di salutarla con la parola “Hello”. Ella vi rispondera’ con un secco “Good morning” che non lascia speranza ad altri commenti. Non parlatele di cucina, poiche’ la sottoscritta l’ha sentita recentemente lamentarsi con una confidente di un branco di ospiti caciaroni che, dopo che lei aveva spadellato tutta la sera, non l’hanno degnata neanche di un “delicious”. Forse, pero’, sono troppo dura con lei. In fondo e’ probabile che la poverina sia una incompresa anima che soffre di solitudine e potrebbe in ogni caso riscattarsi facendo da tappezzeria in una qualsiasi serie tv americana sufficientemente crudele.
E le cose allegre, direte voi? Le cose allegre si portano in tavola alla fine, rispondo io, perche’ come il dolce sono spesso le piu’ gradite (ma non ditelo ai nostri tg nazionali, anni di corsi sulla pubblica opinione andrebbero in fumo). Ho trovato la caffetteria della mia vita, o almeno della mia vita a Washington. Si chiama Caribou Café ed e’ situata a pochi metri dal mio ufficio. Tralasciando tutto cio’ che potete gia’ sapere da un consunto Starbucks, Caribou dona l’immediata sensazione di essere entrati in una foresteria canadese. Il caffe’ e’ buono e sempre accompagnato da chicche e altre cioccolatose sorprese…in effetti, se questo e' il luogo dove si trovano bastoncini di zenzero caramellati al ciccolato bianco, si potrebbe piu’ che altro pensare di essere nel Paese dei Balocchi. Infine c’e’ un trivial, che cambia ogni giorno, il quale, se indovinato, da diritto al 10% di sconto su quel che si acquista. Quello di oggi chiedeva qual e’ la serie tv della Fox che nel 1999 ha contribuito all’arresto di oltre 600 criminali. Se vi si e’ accesa una lampadina, fatevi vivi. Ma a questo punto il personaggio del Simpatico Supervisor comincia a sgomitare perche’ vuole essere presentato. Colui che rappresenta il mio capo e’ infatti un simpatico omone dalla risata squillante e dall’occhio acuto che mi consegna montagne di ricerche da effettuare su argomenti che stanno alla mia tesi come l’occhio di un cacciatore al mirino. E poi, cari, frastornati lettori, diciamo le cose come stanno: se il tuo boss ti porta a pranzo in un ristorante giapponese due giorni dopo averti conosciuto per parlare dei tuoi interessi e sborsa 70$ senza fiatare non puoi non adorarlo.
Ultima e decisive notizia, felice per chi mi apprezza, funesta per chi mi vuole male: sto progressivamente smettendo di fumare. Le Marloboro light a basso costo mi hanno inizialmente esaltato, ma oramai non arrivo quasi piu’ alla fine di una sigaretta, fermandomi spesso ben prima della meta’. Quando mi bastera’ estrarla dal pacchetto per sentirmi stufa, sara’ ora di tornare ad arricciarsi selvaggiamente i capelli oppure dedicarsi al canto.
Come state, voi, invece? Fatemi avere vostre nuove.
Un saluto leggero,
Vostra & Washingtoniana,
V.